Laos del sud

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Uno dei vantaggi del mio lavoro (faccio la hostess) è che, di tanto in tanto, quando ho una settimana libera, compro un volo aereo e vado ad esplorare nuovi posti. Da due anni seguo la rotta Italia-Thailandia e con mia grande gioia, i voli nel Sudest Asiatico costano poco e quindi ho avuto la fortuna di vedere dei luoghi fantastici. Uno dei viaggi che ho fatto recentemente e che mi è piaciuto moltissimo è stato quello nel sud del Laos. Avevo già visto il nord durante una viaggio precedente e così questa volta ho deciso di spingermi a sud. Ho comprato un volo di andata per Vientiane e, con il mio solito trolley, sono partita all’avventura. Appena atterrata a Vientiane ho ritirato il bagaglio e, uscita dal piccolo aeroporto della capitale, mi sono diretta sulla strada principale e sono salita su un tuk tuk, le tipiche motociclette asiatiche che fanno trasporto passeggeri. I tuk tuk, pur cambiando d’aspetto da Paese a Paese, hanno sempre alcuni punti in comune: primo, è sempre meglio contrattare il prezzo prima di salire altrimenti si rischia di fare inutili discussioni una volta arrivati alla destinazione; secondo, è sempre meglio controllare di essere arrivati esattamente alla destinazione richiesta prima di pagare il conducente; terzo, nonostante siano generalmente molto rumorosi ed inquinanti, sono sicuramente uno dei mezzi di trasporto più divertenti al mondo! Dopo aver fatto check-in in un piccolo albergo del centro sono subito andata al Pha That Luang il più importante monumento del Laos (il suo nome completo significa stupa sacro di valore mondiale!!!) tanto che il suo stupa principale appare sul sigillo nazionale. Appena passato l’arco principale si apre una grande piazza ed è difficile non restare impressionati dal grande stupa dorato. La leggenda dice che il primo stupa fu costruito nel III° secolo a.C. da alcuni missionari provenienti dall’India per contenere un frammento dello sterno del Buddha. Dopo la visita sono andata a fare shopping al Talat Sao, il più grande mercato della città. Si può trovare assolutamente di tutto, dalle tipiche T-shirt con il logo della birra laotiana alle sciarpe in seta ricamate, dai telefonini ed iPod alle statuine in legno del Buddha, dai braccialetti in oro agli utensili per la casa, dagli orologi alle stampe dei principali luoghi del Laos. Dopo aver girovagato per un bel po’ ed aver fatto alcuni acquisti era tempo di fermarsi a mangiare qualcosa e, il Talat Sao, offre anche quello. Mi è sempre piaciuto mangiare nei mercati, non importa che siano poche bancarelle all’aperto in una piazza polverosa o numerosi tavoli all’interno di un centro commerciale, poiché la maggior parte delle volte sono più frequentati dai locali che non dai turisti e quasi sempre si inizia con un semplice sorriso e saluto e si finisce con fare delle lunghe e piacevoli conversazioni. Dopo Vientiane era il momento di scendere a sud e, dato il poco tempo a disposizione, ho deciso di prendere un aereo per Pakse. Dopo aver visitato Angkor Wat in Cambogia due anni fa mi sono completamente innamorata dei templi in stile khmer e vicino a Pakse si trova la cittadina di Champasak, famosa per il vicino e suggestivo tempio Wat Phu Champasak. Anche se è più facile raggiungere Champasak noleggiando un tuk tuk o con un sawngthaew (pick-up che fanno trasporto passeggeri) mi era stato consigliato di dirigermi al molo e di prendere un traghetto. Per mia fortuna vi erano abbastanza persone al molo e così l’imbarcazione è partita regolarmente. Il tragitto è durato circa un’ora e mezzo ed è stato molto bello navigare lungo questo tratto del Mekong. Arrivata a Champasak, insieme ad altre due turiste olandesi, abbiamo noleggiato il solito tuk tuk ed in una decina di minuti siamo arrivati al tempio. Già salendo gli scalini (il tempio si trova in cima ad una collina) si potevano intravedere alcuni elementi che tanto mi piacciono dei siti khmer: radici di alberi che si sono fatti strada nei secoli e sono fuoriusciti dai muretti, gradini sconnessi, il verde del muschio che contrasta con il grigio delle pietre… insomma, ogni scusa era buona per fermarsi e scattare qualche fotografia. Una volta arrivata in cima mi sono poi dilettata a scattare decine e decine di fotografie ai vari dettagli del tempio principale ed allo stupendo panorama che da lassù si godeva. Poiché anche le due ragazze olandesi volevano vedere altri templi abbiamo deciso di prolungare l’esplorazione della zona e siamo andate fino ad Um Muang, un tempio khmer in rovina che si trova in una foresta sulle sponde di un piccolo affluente del Mekong. Ritornata a Pakse, la sera sono andata a cenare in un piccolo ristorante locale in riva al fiume. Un delizioso piatto di laap (carne tritata mescolata con verdure e spezie) accompagnato da riso e da una fredda Beer Lao (la birra nazionale) sono stati una perfetta conclusione ad una stupenda giornata. Il giorno successivo ho partecipato ad un’escursione di un giorno per andare a vedere l’Altopiano di Bolaven, una delle zone agricole più famose del Laos. Dopo la visita ad una piantagione di caffè abbiamo ovviamente fatto una tappa per sperimentare di prima persona se è vero quel che si dice, ossia che il caffè laotiano sia uno dei migliori al mondo. Non so ciò se sia vero, ma devo ammettere che è stato sicuramente il più buono che ho bevuto in Laos. Nel pomeriggio siamo poi andati a Kiet Ngong, un piccolo villaggio dove è possibile fare un’escursione a dorso di elefante fino sulla cima di una collina dalla quale vi è una bellissima vista sul paesino sottostante, con il suo laghetto e le sue risaie. Dopo l’escursione abbiamo dato da mangiare agli elefanti che lentamente e gentilmente ci hanno portato sul loro dorso. Abbiamo iniziato a sbucciare le banane ma i ragazzi laotiani, con un sorriso, ci hanno fermato e spiegato che gli elefanti si mangiano anche la buccia … la solita figura da turisti!!! Parlando con turista tedesco ho poi scoperto che in Thailandia è possibile anche soggiornare per una settimana in un campo di addestramento per elefanti, durante il quale si impara a vivere a contatto con questo animale, tanto grande quanto affascinante… chissà, potrebbe essere la mia prossima vacanza … La settimana stava quasi per finire ma avevo ancora il tempo per spingermi leggermente più a sud, destinazione l’isola di Khong (Don Khong) dell’arcipelago Si Phan Don che in italiano viene chiamato delle 4000 isole. Nei mesi secchi, quando il Mekong si ritira, emergono infatti numerosissimi isolotti. Le acque di questo tratto del Mekong sono anche famose per la presenza di una rara specie di delfino ma ahimè ne rimangono solo alcune decine di esemplari (io purtroppo non ne ho visti durante l’escursione in battello). Il motivo principale per cui sono venuta quaggiù era però per comprovare se era vero quello che si dice sullo stile di vita dei laotiani, ossia che diventi sempre più rilassato e lento man mano che si scende verso sud. Nonostante non abbia mai incontrato un laotiano stressato da ritmi frenetici nemmeno nel nord, qui nel sud del Paese si respira effettivamente un aria di relax e tranquillità che difficilmente ho trovato in altri posti. A parte una breve escursione alle scenografiche cascate di Khon Phapheng ho passato una stupenda giornata a leggere e giocare con i due bambini della famiglia che gestiva la guesthouse dove soggiornavo. E’ stato sicuramente il modo migliore per terminare la mia vacanza e ricaricarmi prima di tornare al lavoro. Un viaggio favoloso che consiglio caldamente a tutti quelli che amano viaggiare.